27 Giugno 2012 – A distanza di tre giorni l’incidente tra Hamilton e Maldonado continua a far discutere, mentre gli appassionati sono ancora divisi nell’attribuzione delle reali responsabilità della collisione. Proviamo a dare un’interpretazione più completa all’ennesimo controverso episodio che ha visto protagonista il pilota della Mclaren.
Fughiamo subito qualsiasi dubbio in merito: Lewis Hamilton è oggettivamente un fuoriclasse al volante. Di quelli veri.
Non è il numero dei titoli vinti a fare un campione bensì l’approccio mentale alla battaglia in pista, la volontà di misurarsi con tutti per essere il migliore. E in questo pare proprio non esserci margine di discussione per l’asso di Stevenage.
Fatta questa doverosa precisazione, ci sembra più corretto andare oltre sterili percentuali di colpevolezza nell’episodio che lo ha messo fuorigioco domenica a pochi chilometri dall’arrivo, come se il tutto si potesse ridurre ad un giudizio sintetico e decontestualizzato. Almeno ci pare, nel caso di Hamilton, un approccio decisamente errato al problema.
Viene oggettivamente più naturale considerare come unità di misura reale della situazione la storia sportiva del pilota, delineata da un modo di correre mai domo e sempre al limite tanto caro a molti piloti del passato, che lo ha portato da un lato ad esordire in maniera fulminante e salire velocemente sulla “cima dell’Olimpo”, dall’altro a scontrarsi constantemente con quasi tutti i suoi colleghi, in maniera spesso molto dura.
Attenzione, guai a vederci una precisa volontà di vendetta da parte degli altri piloti negli episodi incriminati. Ma a pensare male spesso, se non si azzecca, ci si avvicina quantomeno al problema. Prendiamo Maldonado: quante motivazioni avrebbe avuto il venezuelano per non risparmiare un “fallo a gamba tesa”? Probabilmente molte. Monaco 2011, a ben vedere, è un episodio molto simile a quello di domenica scorsa, solo a parti invertite, poiché in entrambi i casi, il pilota che voleva passare ha cercato di aprirsi un varco lìddove proprio non c’era spazio. Nel principato Hamilton era dietro e avrebbe dovuto accodarsi perché a occhio non c’era possibilità di sopravanzare. Parimenti, a Valencia Maldonado ha tentato di ritagliarsi uno spazio per stare in pista e vi si è buttato, con le stesse identiche conseguenze in tutti e due i casi: quello dietro che sperona l’altro pur avendo due ruote fuori pista, quello davanti fuori gara e a zero punti.
Guardando indietro, la stessa dinamica è identificabile in quasi tutte le schermaglie con Massa nel 2011, che nascono cioè dalla voglia di Hamilton di entrare a tutti i costi. Spesso di strafare.
Molti campioni del passato, quelli entrati nella leggenda, ne hanno combinate di grosse, per cui non facciamo il torto proprio a Lewis di giudicarlo come “scorretto”, quasi fosse un capro espiatorio. E’ più giusto dire che l’agonismo richiesto per stare ai vertici è una merce rara quanto esasperante, che spinge ai limiti chi ne è pervaso e lo piazza sotto la lente d’ingrandimento prima di darlo in pasto all’opinione pubblica.
E’ palese il fatto che mentre nei primi anni Hamilton veniva assecondato dai giudici e dagli altri piloti in molte occasioni, ora si trovi a fare i conti proprio con l’opinione pubblica di cui sopra che ha imparato a conoscere la persona e soprattutto il suo modo di correre. In più oggi incrocia anche le traiettorie con gente cresciuta nelle stesse categorie e quindi abituata a lottare allo stesso identico modo. Sono molti i sorpassi in cui Hamilton ha gettato il musetto della sua Mclaren sperando che quello davanti non chiudesse. Nei primi tempi, quando i gentleman drivers erano la maggioranza, il gioco gli riusciva molto spesso..poi sono arrivati piloti dalle categorie che l’hanno visto in prima persona protagonista, come la gp2, ragazzi per nulla disposti ad aprire la porta.
Mai in 7 anni si è visto Hamilton allargare una traiettoria o cedere in un duello nel corpo a corpo. Un atteggiamento che gli appassionati amano, ma che stona in questa Formula 1 odierna. Bisogna mettersi in testa che in questo frangente non esistono molte sfumature: o si accetta Lewis per quello che è, cioè un combattente vero e sanguigno con lo scotto di vederlo gettare alle ortiche qualche gara di tanto in tanto, o si chiami a gran voce un Hamilton diverso, più ragionatore e freddo nella bagarre, al fine di proteggere una manciata di punti in più sul risultato finale.
Certo è che le spigolosità tipiche del pilota fin dall’esordio sono rimaste una costante pericolosa per il prosieguo della sua carriera. Lati grezzi che se in un primo momento erano ben accetti, segno di un pilota arcigno e voglioso di emergere, ora si scontrano con un’età che comincia a farsi importante. Lewis è la colonna su cui pesano le responsabilità di far andare forte la Mclaren, la quale dopo un inizio promettente ha cominciato a livellarsi con gli altri, segno che nel campionato più pazzo di sempre la capacità di ragionare e sfruttare le situazioni può fare veramente la differenza. Un conto è sbagliare una strategia o essere penalizzati da un andamento imprevedibile della gara (una safety car, un’improvvisa pioggia), un altro è avere timore di attaccare un collega sapendo che ormai i jolly sono stati giocati tutti.
E’ l’eterno dualismo tra “cuor di leone” e “freddezza”.
Si sa Lewis a quale categoria appartiene, lui ci proverà ancora. Ed in fondo piace proprio per questo: è fatto così, non si può cambiare.
F1P | Nico Farella

“o si accetta Lewis per quello che è, cioè un combattente vero e sanguigno con lo scotto di vederlo gettare alle ortiche qualche gara di tanto in tanto, o si chiami a gran voce un Hamilton diverso…” sottoscrivo Nico
Hamilton è un comabattente spesso quando attacca lo fa con una cattiveria agonistica non comune agli altri piloti. Solo Alonso da questo lato riesce ad assomigliargli. Il fatto è che molti giudicano il ragazzo un pò troppo duramente, ma a volte in passato abbiamo assistito ad episodi simili e si è sempre detto ciò che oggi si dice di Lewis…Basti ricordarsi di gente come Regazzoni e Villeneuve tanto per citarne due…
concordo Luca
io scindo i concetti di cosa è meglio fare e cosa è “giusto” fare. In questa F1 la miglior cosa è aspettare il varco o sfruttare le potenzialità del DRS (il KERS non ha mai funzionato realmente per favorire i sorpassi), senza rischiare e al massimo accontentarsi di mettere qualch epunto in più in saccoccia aspettando il prossimo gp. Se da un lato questa è la miglior strategia,è altrettanto vero che la F1 è diventata così apatica proprio per mancanza di piloti come hamilton che gettano sempre il cuore oltre l’ostacolo,prendendosi anche qualche rischio ma non accontentandosi mai. Certo, per la scuderia fa più comodo il primo tipo di pilota,ma non posso che sperare in sempre più piloti alla hamilton per veder tornare un pò di spettacolo nella F1
mi trovi d’accordo Francesco
Prima ancora chi di Hamilton il problema cosa si intende per F1, il mitico Marcello Sabatini direttore di Autoprint prima e di Rombo poi aveva coniato il termine Cavalieri del rischio dichiarando così la sua preferenza per i piloti lottatori, grintosi, focosi e sopra le righe e malgrado il tempo passato si discute sempre dello stesso argomento che continua ad appassionare gli amanti di questo sport.
Personalmete penso che dal momento che la F1 è la prima e massima espressione della tecnica applicata ad una auto da corsa anche la guida deve essere efficace, veloce e raffinata, questo naturalmente dal mio punto di vista, Moss raggiungeva vette di lirismo con la sua guida pulita e composta, sembrava passeggiare ma i tempi dicevano il contrario, Clark si poteva definire un cesellatore della guida talmente era pulito, Prost? era delizioso, guidava in punta di dita, Senna? determinato come nessuno ma nella guida era pulito mai controsterzo mai lunghi, mai fuori misura.
Beh!! fateci caso Alonso non difetta certo di grinta e determinazione eppure non fa minchiate alla Hamilton, posso capire i primi due anni in cui un pilota deve trovare il suo limite ma dopo sette anni la cosa è palesemente cronica va bene se è in testa e se non distrugge le gomme in pochi giri, ma quando è a contatto con altri piloti è un autentico pericolo prima o poi qualcosa combina, questo si può definire un pilota? lo scorso anno ha martoriato Massa in quasi tutti i gran premi oltre ad altri piloti, si sta discutendo della toccata con maldonado, ma de che?, quando un pilota entra all’interno non c’è niente da fare, chi si trova all’esterno ha sempre la peggio ma dopo sette anni di formula uno Hamilton non l’ho ha ancora capito, no!! non è un pilota professionista e uno che quando sale in macchina non ragiona più, non mi piace!!!
Caro Nanni, diciamo pure che Hamilton o piace oppure non piace e non esiste via di mezzo
Questa cosa in un certo senso gli fa onore, perché come altri sportivi del passato è sempre sulla bocca di tutti… Al di là di questo Lewis è uno con il piede veramente pesante e quest’anno sembra aver iniziato la stagione con un piglio diverso. L’unica eccezione riguarda proprio Valencia dove l’anglo caraibico ha tirato fuori, sempre in concorso con un altro pilota simile a lui, il temperamento che in tanti gli riconoscono. E che ci possiamo fare, Lewis è così, ma è sempre molto spettacolare da vedersi e molto poco inglese rispetto ai suoi connazionali…
Nanni sono completamente e assolutamente d’accordo con te. Condivido in pieno tutti i tuoi passaggi e principalmente quando dici che oggi la guida in F1 deve essere quanto mai beloce e raffinata.
Su Hamilton aggiungo solo che, se in casa McLaren(nella persona di Ron Dennis) vogliono abbassargli lo stipendio, un motivo ci sarà…
Infatti ho precisato che Hamilton stona un po’ in questa F1, a prescindere dalle percentuali di colpevolezza. Nell’episodio specifico per me (opinione personale) ha torto Maldonado perché una volta portato all’esterno DEVE lasciare sfilare, così rientrando non ha fatto nulla per evitare la collisione..anzi, l’impressione è assolutamente opposta. E questo è l’identico giudizio che espressi a Monaco l’anno scorso, quando Hamilton entrò su Maldonado con già due ruote fuori dalla carreggiata. Questo per quanto riguarda l’incidente.
Per l’Hamilton pilota, io ribadisco quanto ho detto. E aggiungo che la differenza tra lui ed Alonso non è nella “pesantezza del piede” ma proprio nella capacità di gestione delle situazioni: per l’inglese è il punto debole, per l’asturiano è il PUNTO FORTE. Molte volte ho scorto, nei sorpassi di Hamilton, un rischio che non tutti forse hanno percepito: quello di voler entrare a tutti i costi contando sul fatto che quello davanti lasci la porta aperta. Questo gli andava bene quando lui della Gp2 si misurava con Raikkonen, Alonso, Button, ecc, ovvero piloti della vecchia guardia abituati a dare lo spazio, ma quando dall’altra parte ci sono Koba, Perez, Maldonado, Petrov, Hulkenberg, cioé gente cresciuta nella gp2, allora l’esito è diverso. E con Maldonado si sono già beccati più volte.
Non gli si chiede di essere remissivo, ma solo più maturo. Se lo fosse stato, da Valencia sarebbe venuto via con una decina di punti.
caro Nico, condivido molto il punto in cui dici che i ragazzini che vengono dalle categorie minori, oggi siano molto più aggressivi e poco educati rispetto al passato. Purtroppo l’establishment delle corse moderne non è più quello dei gentleman drivers di una volta e questo con il ricambio generazionale si è riflettuto con estrema veemenza anche in F1.
Gentleman driver: ricordo Nelson Piquet prendere a calci e pugni un pilota in Belgio a Spa…
nei primi anni ’80
Una scazzottata d’autore, però
ERRATA CORRIGE non era in Belgio, bensi
GP Germania, Hockenheim 1982 Incidente tra Piquet e Salzar
http://www.youtube.com/watch?v=oXmnLHoKLi4&feature=results_main&playnext=1&list=PL05E2F6D6E625B12D
Piquet caro Antonio, non era certo uno dei maggiori esponenti per quanto riguarda l’aplomb. Si parla di altri piloti del tipo, Clark, Stewart, Rindt, Hill (padre), Siffert, Regazzoni, Bandini…ecc..
a me Hamilton piace,per manico puro e per spirito combattivo,ha limato una punta di scorrettezza che aveva all inizio(infatti i commissari lo graziavano spesso in passato,ora non gliene fanno passare una)però non è un cervellone,domenica era in crisi di gomme,avrebbe guadagnato punti importanti lasciando passare maldonado,questo è un campionato dove chi sbaglierà meno porterà a casa il titolo,dove pure un Webber adesso diventa un candidato credibile come lo poteva essere Button che però si è perso per strada,che Lewis faccia pure l eroe della domenica,ma al prossimo errore sappia che Fernando lo depennerà dalla lista dei contendenti al titolo 2012,adesso come adesso sono i due red bull su cui fare calcoli,eh si,si può rischiare anche facendo calcoli caro Hamilton!
un appunto allo spettacolo:sempre a parlar di noia in pista,io credo che la differenza sostanziale sia nelle vetture di allora,vetture difficili da portare,sempre al limite dell aderenza,quelle di oggi molto efficienti,ovvio che se guardo i filmati di 25 anni fa mi diverto di più,ma difendo i piloti,interpretano al meglio quello che hanno sotto il sedere.
Beh! in fatto di gentelmen o piloti gentlmen come non ricordare il G.p. del Messico 1964, Graham Hill era in corsa per il mondiale ma una entrata assassina di Bandini mandava Hill sulle barriere, risultato Hill perdeva il titolo a favore di Surtess ai nostri tempi apriti cielo!!! invece Hill si limitò a spedire a Bandini un corso di guida.